Mata e Grifone

Sono due statue gigantesche che, nei secoli sono state
accostate a varie figure mitologiche: Kronos e Rhea (ovvero Saturno
e Cibele della tradizione latina), Cam e Rea, Zanclo e Rea, infine Mata
e Grifone.
La loro costruzione è attribuita al fiorentino Martino Montanini,
allievo del Montorsoli su incarico del Senato di Messina intorno al
1550.
Mata, su un destriero bianco (un tempo scuro), simboleggia l'elemento
indigeno; la tradizione la vuole nativa di Camaro, antico quartiere
cittadino sull'omonimo torrente. La testa è un rifacimento dell'originale
andato distrutto prima a seguito del terremoto del 1783, successivamente
nel terremoto del 1908 infine dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale. L'attuale statua è stata eseguita dallo scultore Mariano
Grasso nel 1958. Presenta sul capo una corona con tre torri (forse le
torri dell'antico castello di Matagrifone), oltre che ramoscelli e fiori;
dalle orecchie le pendono orecchini d'oro. Indossa una corazza di colore
azzurro con ricami in oro sopra una veste bianca che le copre le ginocchia;
porta ai piedi calzari con stringhe intrecciate. Sulle spalle un mantello
di velluto blu.
Zanclo (Grifone), che cavalca uno stallone nero (un tempo bianco), ha
una bellissima testa di moro, incoronata con foglie di lauro e ornata
da orecchini a mezzaluna. Indossa una corazza sopra una corta tunica
bianca bordata in oro. Nella mano destra impugna una mazza di metallo,
con la sinistra tiene le redini e al braccio ha uno scudo ovale al cui
interno vi sono raffigurate tre torri nere su sfondo verde. Porta al
fianco una bella spada la cui elsa è ornata da una testa di leone
e da due teste di uccelli rapaci. Sulle sue spalle, un mantello di velluto
rosso.
I due Giganti sono portati in processione il 14 Agosto da un festoso
corteo in costume e sono seguiti da un'altra machina che rappresenta
un cammello. Per alcuni rievocherebbe l'entrata a Messina di Ruggero
d'Altavilla sul dorso di un dromedario dopo la sconfitta degli arabi;
per altri il predone arabo che esigeva i tributi al popolo.
Le leggende sul mito di Mata e Grifone sono diverse, alcune narrano
che il gigantesco guerriero e la regina bianca rappresentino i veri
fondatori di Messina, mentre altre ritengono che siano i prigionieri
musulmani fatti dal condottiero Ruggero D'Altavilla nel 1086. Ad ogni
modo la più accreditata delle leggende si riferisce al 964, quando
Messina era l’ultimo baluardo siciliano che resisteva all'occupazione
araba. Un generale invasore di nome Hassas Ibn-Hammar, durante l’assedio
alla città, vide la bella Mata figlia di un commerciante messinese.
Innamoratosene costrinse con la forza il padre a dargliela in sposa.
Le mille attenzioni del saraceno non furono sufficienti a far innamorare
la candida fanciulla, solo la sua conversione al cristianesimo riuscirono
ad intenerirne il cuore. Il nome di Hassan diventò Grifo ribattezzato
Grifone per la sua mole. I due innamorati prosperarono e vissero...
felici e contenti.
Nella realtà invece, la loro nascita è da collocarsi intorno
alla fine del XVI sec., in un momento in cui si era di nuovo inasprita
la rivalità tra Messina e Palermo, su quale delle due dovesse
ricoprire il ruolo di capitale.
Nel 1591 Filippo II ordinò che il Vicere risiedesse a Messina
per 18 mesi ogni triennio. In questi anni le due città facevano
a gara nell'esibire titoli e privilegi che potessero far prevalere l'una
su l'altra.
Nel 1547 in contrada Maredolce, a Palermo furono rinvenute delle ossa
gigantesche, probabili resti dell'antica fauna che aveva popolato l'Isola
in epoca preistorica (elefanti nani e ippopotami). Questo ritrovamento
fece asserire ai Palermitani che la loro città era stata fondata
da "Giganti", quindi in epoca assai remota, e ciò le
arrecava un maggior prestigio rispetto alla città dello Stretto.
Forse fu per reazione a queste pretese che il Senato di Messina ordinò
la costruzione delle due statue.
(vedi anche).
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