Le leggende messinesi

Mata e Grifone


Se le testimonianze degli antichi scrittori, pressoche' unanimi, danno di Messina una presenza storica a partire dal sec.VIII a.C., collegata con l'arrivo sullo Stretto dei colonizzatori calcidesi, non mancano tradizioni suggestive, di piu' favolosa antichita', attinte alla fantasia. Fra le tante folkloristiche invenzioni di incerta origine v'e' quella dei "GIGANTI" di legno e cartapesta, presunti fondatori della citta' di Messina. Essi vengono portati in giro per le vie cittadine nei due giorni (13 e 14 agosto) che precedono la festa dell'Assunta. La passeggiata di questi due giganti (la gigantessa e' di razza bianca e il gigante e' di razza nera) alti dal suolo circa 10 metri, si snoda per tutta la citta' partendo dalla rimessa di via Catania, per raggiungere in successive tappe Largo Minutoli. Vuole la leggenda che un gigantesco moro di nome Hassam, sbarcato vicino alla citta' verso il 970 d.C. con una cinquantina di suoi compagni pirati, si desse a depredare e a razziare tutto intorno e in particolare tra Camaro e Dinnammare. Un giorno, durante una delle sue solite scorrerie, egli vide una leggiadra e rubiconda fanciulla di nome Marta (in dialetto Matta o Mata) figlia di tal Cosimo II di Castellaccio, della quale s'innamoro' follemente. Era costei di nobile e ricca casata, di figura molto alta e forte, ma altrettanto virtuosa e castigata, tanto da essere solida e convinta nella religione Cristiana. Hassam la chiese in sposa e, ottenutone un rifiuto, si mise a depredare e a trucidare con ferocia maggiore di prima. I genitori della ragazza spaventati da tanto sanguinario furore, la nascosero nei loro possedimenti. Ma un giorno il Moro fini' per scoprirne il rifugio e la rapi'. Alcuni storici ci fanno mensione anche di un poco plausibile torneo in cui il moro vinse il padre della fanciulla, ottenendone cosi' la mano. Sta comunque il fatto che invano egli la supplico' e l'imploro' di ricambiare il suo amore. Mata,sorda a tutti gli allettamenti, trovava forza ed animo nelle preghiere e restava gelida negli amplessi forzati. Cosi', alla fine, il crudele Saracino, per amore di lei, si fece Cristiano, cambio' nome in Grifo (Grifone per la sua statura) e ricevette il battesimo, appendendo la spada al chiodo e dedicandosi alla coltivazione dei campi, in armonia e in pace con tutti. La casta Mata, commossa per quel pentimento, fu presa anch'essa da amore per lui (che tra l'altro era anche un bell'uomo) ed accetto' di sposarlo. Insieme fecero tante cose: tanti figli e tante case, cosi' numerose che la tradizione popolare fini' per attribuir loro la fondazione della citta.
(vedi anche).

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